Copertina del libro La biblioteca di Parigi

Questo è il libro letto da Mara Onzo e queste le sue parole!

Libri e idee sono come il sangue: hanno bisogno di circolare e ci tengono in vita”.

Leggere questo libro significa ritrovarsi catapultati in ben due linee temporali diverse ed esserne immersi in egual maniera.
“La biblioteca di Parigi” si svolge, infatti, su due filoni narrativi diversi e l’impressione è la stessa che si ha quando si tirano i capi di due fili aggrovigliati in una matassa: man mano che la trama si dipana, la distanza tra le due sommità si accorcia, ricongiungendo due estremità solo apparentemente dissimili.
Siamo nella Parigi degli anni ‘40 e la protagonista, Odile, è una giovane e aspirante bibliotecaria con una memoria prodigiosa ed una fervente passione nei confronti della Biblioteca Americana di Parigi, l’altra grande figura di spicco in questo romanzo.
Infatti, la Biblioteca Americana non è un luogo di fantasia, esiste tutt’oggi ed è stata una delle pochissime biblioteche europee a rimanere aperta anche durante il secondo conflitto mondiale.
Il racconto inizia da un lato nel 1939, mentre dall’altro continua nel 1983, presentandoci un’altra figura, Lily, la quale fa la conoscenza di un’altra versione di Odile e attraverso due diverse lenti di ingrandimento, anagraficamente parlando, apprendiamo la storia della protagonista sullo sfondo di una Parigi aggredita, ferita e sottomessa all’invasione nazista.

Facciamo la conoscenza di un ambiente multiculturale qual è la Biblioteca Americana, dei colleghi di Odile e della gran viavai di utenti che popolano la ‘library’, almeno finché le guarnigioni tedesche non impongono ai bibliotecari di liberarsi dei libri considerati pericolosi, setacciando gli angoli della Biblioteca e imponendo loro una ferrea linea di condotta. I libri potrebbero generare delle idee e devono essere distrutti, secondo l’inflessibile logica nazista.
Quando inizia una vera e propria caccia nei confronti degli ebrei, attraverso una serie di segnalazioni anonime in cambio di denaro, i bibliotecari decidono di intervenire nel sol modo che ritengono possibile: donando ai loro utenti dei libri, con la speranza di poterli aiutare a trovare la luce in un avvenire così oscuro.
Il romanzo è ispirato ad una storia vera, l’autrice si è infatti servita dell’Archivio della Biblioteca, dei telegrammi in forma anonima inviati alla polizia per segnalare i bibliotecari che elargivano libri agli utenti ebrei e della diretta testimonianza delle famiglie dei protagonisti, ai quali sono ispirate le vicende.
I bibliotecari dell’American Library di Parigi hanno messo a repentaglio le loro stesse vite, rischiando più e più volte, al fine di recapitare i libri ai loro utenti per infonder loro una speranza e per assicurare la proibitissima circolazione dei volumi.
Nonostante le numerose segnalazioni, gli svariati controlli da parte dei gendarmi nazisti e il costante senso di pericolo che non abbandona mai i personaggi del romanzo, hanno voluto comunque portar avanti la loro battaglia in una Parigi che pian piano si trasforma e ove le libertà individuali vengono sempre meno.

Questo libro mi ha fatto riflettere per molteplici ragioni, tra le quali si annoverano l’eroismo dei bibliotecari e delle grandi gesta da loro compiute, nonché sul potere dei libri che: “Promuovono la reciproca comprensione, cosa che adesso è importante più che mai”, citando un passo tratto dal romanzo.
Possiamo trarne qualcosa anche oggi, pensando al drammatico momento che stiamo vivendo nella nostra storia?
Non solo a proposito del potere incolmabile e inestimabile dei libri, ma forse anche ripensando alle persone con le quali interagiamo, al fatto che la lettura vada molto spesso di pari passo al modo in cui ci mettiamo nei panni dell’altro e probabilmente questo è uno degli insegnamenti morali che desidera lasciare il romanzo.
I libri sono sicuramente la luce, ma ne è presente molta anche dentro di noi e la lettura è un mezzo unico per ritrovarla.

Grazie mille Mara!

 

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